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Commento letture dom XIX TO C

Il discepolo di Gesù in questo mondo è un uomo in continuo atteggiamento di esodo, per questo egli non è mai compiuto, mai risolto, mai “a posto”.
Egli è chiamato a essere “pronto”, agile, senza troppe zavorre, disponibile a lasciarsi mettere in discussione, attento al sussurro di un Dio che in ogni momento può chiamare.
Di notte o di giorno, nel momento della festa o del pianto, nel tempo della fecondità o della scarsezza, egli è in ascolto.
Egli ha “le vesti strette ai fianchi”, l’abbigliamento del pellegrino, del viandante, del cercatore, di chi sa che la meta è altrove, di chi concepisce la vita come cammino inesausto e inquieto.
In questo itinerario egli non procede a caso, a tentoni, non è randagio, ha “le lampade accese”, una Parola che viene dall’alto, la parola del Vangelo che ritma il viaggio e illumina ogni passo, che abilita gli occhi a vedere anche di notte, a leggere quelle mappe misteriose che Dio scrive in cielo.

(Sap 18,6-9;   Sal 32;   Eb 11,1-2.8-19;   Lc 12,32-48)

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