Commento letture dom XVII TO C

Quale meraviglia doveva suscitare Gesù immerso in preghiera. Tutto di Lui lasciava trasparire l’amore profondo che lo legava al Padre; tutto raccontava di una dolcissima intimità; ogni respiro, ogni pensiero, ogni battito del cuore di Gesù era all’unisono con quelli del Padre, ogni fibra ardeva dello stesso fuoco d’amore. Non vi erano angoli di buio nell’umanità di quel Figlio che era una cosa sola con il Padre. Tutto suscitava nostalgia.
Sì, la preghiera deve dilatare la nostalgia di un “altrove”, di una casa lasciata molto molto tempo fa, e di un “altrimenti”, di una vita che abbia la luce, la gioia e la libertà del Cielo. Una nostalgia che sfocia in un “insegnaci a pregare”: una preghiera come la tua, Signore, fatta non tanto di parole, ma di silenzi riempiti d’amore, non di discorsi, ma d’intimità, non di trofei da esibire, ma di ferite che si affacciano alla misericordia.
Signore, insegnaci a pregare sempre così.