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DAL COLLE DI CORTONA,
UN SALUTO DI FRATERNITÀ E DI AMICIZIA!
Il 15 del mese, giorno che scandisce
il nostro appuntamento mensile,
a settembre ci fa incontrare liturgicamente con Maria vicina al figlio crocifisso e morente,
vicina anche a chi ha seguito il Maestro
fino in fondo alla sua strada,
silenziosa e, come sempre, accogliente.
Maria ha ascoltato il grido del figlio,
ha preso sul serio le parole di affidamento
che lui le ha rivolto e, ora come all’inizio,
ha aderito alla parola udita.
Di nuovo, Maria si è scoperta madre:
madre di tutti i figli e di tutte le figlie del Padre. E ancora ascolta le loro grida,
ancora prende sul serio chi si affida a lei,
ancora incoraggia ad aderire alla parola udita.
Nello scorrere dei giorni,
il grido della sofferenza
che segna il vivere dei popoli e delle persone
si intreccia con la speranza
di cui la persona di Maria è forma.
A vicenda ci rivolgiamo l’augurio:
“Con la stessa fede di Maria, diventiamo tessitori di speranza nel nostro mondo,
condividendo ciò che siamo e ciò che abbiamo, così che la presenza di Gesù
cresca in mezzo a noi
e prenda forma il suo Regno” (papa Leone XIV, Magnifica humanitas 245).
1946
Era il 1° settembre 1946. L’almanacco di quell’anno registra notizie che faranno ‘storia’. Gli italiani e, per la prima volta, le italiane esprimono con voto la volontà di fare del loro paese una repubblica democratica. Viene brevettata la Vespa. È stampata la prima schedina del Totocalcio. Il Festival di Cannes ha la sua prima edizione. Papa Pio XII dona alla Chiesa due encicliche: Quemadmodum, sull’assistenza ai fanciulli indigenti in conseguenza del conflitto bellico, e Deiparae Virginis Mariae, con cui propone la definizione dogmatica della fede nell’assunzione di Maria. E molto altro.
La notizia sensazionale, però, è registrata nella cronaca del nostro monastero: ben sette donne, provenienti da Milano, entrano in monastero! Tra di loro, la più giovane non ha ancora compiuto 18 anni… E ancora molti anni rimarrà parte della comunità fino a divenirne una ‘colonna’ e la memoria storica. Da ottant’anni in monastero: è il 1° settembre 2026. Grazie, sr. Fortunata!
Testimoni della Luce
Gioia e stupore: sono questi i sentimenti che hanno riempito il mio cuore quando la madre mi ha detto che i giovani di Magenta, la città in cui sono cresciuta e ho fatto i primi passi nella fede, avrebbero iniziato la fiaccolata di apertura del nuovo anno pastorale qui a Cortona, per solennizzare gli 800 anni dalla morte di san Francesco e ricordare i miei trent’anni di professione solenne.
La gioia si è trasformata in festa la sera di mercoledì 2 settembre quando, dopo aver acceso la fiaccola alle Celle, sono arrivati nella chiesa del nostro monastero per celebrare i Vespri e ascoltare la testimonianza di una di noi. È stato bello vedere entrare in chiesa questi giovani, uno dopo l’altro, con la maglietta verde e con la torcia accesa, per vivere il momento di preghiera che avrebbe dato la carica per iniziare il giorno dopo la corsa che da Cortona li avrebbe portati a Magenta. Durante il percorso, i teofori si sarebbero passati la fiaccola, simbolo della luce di Cristo e della fede che vogliono testimoniare a chiunque li incontra per strada, ma anche alle generazioni future.
La gioia abita ancora in me anche dopo la loro partenza. Mi auguro che rimanga anche nel cuore di ognuno di loro, gioia che nasce dalla consapevolezza che la luce di Gesù vi abiterà ovunque andranno.
Francesco, avendo fatto la sua parte, continua a essere fonte di ispirazione perché tanti altri comprendano come fare la propria. Tutti a servizio della vita!
Insolite prove di canto
Il pomeriggio di sabato 5 settembre, le settimanali prove di canto sono state insolite e da noi partecipate con una lietissima novità: la presenza di Aster, la nostra giovanissima amica già molto competente nell’arte del canto. Era da un anno che la promessa di darci un aiuto attendeva di realizzarsi… Il momento favorevole è giunto in questa estate, che per lei segna il passaggio tra il primo e il secondo anno del liceo musicale. Superato l’iniziale imbarazzo, ci ha introdotte ad esercizi di respirazione per proseguire con esercizi di vocalizzo fino a giungere all’esecuzione del canto “Stava ai pie’ della croce”, di Francesco Soto de Langa (1534-1619). Abbiamo visto in Aster il dono di saper insegnare e di farlo con efficace delicatezza cogliendo con precisione l’errore da correggere. La percezione è quella di avere avuto con noi un talento “in erba”. Ci ha colpito il suo delicato “saper dire” che, personalmente, ho accolto come luce per entrare nel cuore del Vangelo della domenica 6 settembre che – guarda un po’ – riguardava proprio la responsabilità della correzione fraterna, arte di saper ricevere e saper offrire.
Sììì! Un’altra lezione!!
Una professoressa, all’università, ci diceva all’inizio della prima lezione: “Studiate qualcosa che vi interessa e che vi fa pensare con gioia ‘Sììì! Un’altra lezione!! Che bello!’”. Nella pratica, il quotidiano universitario era segnato piuttosto da: “Non ho voglia, che fatica! Non facciamo niente, non capisco niente, che noia!”. E quando una lezione veniva annullata, la reazione era: “Per fortuna!”.
Adesso in monastero, la reazione dopo una lezione normalmente è così: “Ma che interessante! Davvero fatto bene, non ci avevo mai pensato, veramente un arricchimento!”. E quando dobbiamo saltare una lezione, per esempio nella settimana degli esercizi spirituali, è così: “Ma che peccato, sarei stata veramente curiosa, sarebbe sicuramente stato molto interessante”.
È molto bello vedere la dedizione e la gioia delle sorelle quando si tratta di imparare qualcosa di nuovo e quanto si interessano ai temi proposti. Ogni lezione ci rivela qualcosa di nuovo di Dio, del mondo o di noi, e sembra offrirci l’opportunità di muovere un altro piccolo passo verso il grande mistero di Dio.
Stirare? Anche no!
Stavo inumidendo la sovracoperta, appena ritirata dallo stenditoio, per lisciarla per bene con le mani; ed ecco che una sorella mi si avvicina chiedendo: Che cosa fai? La sto stirando, rispondo. La sorella ha spalancato gli occhi, sbalordita… Allora le ho raccontato che anticamente solo le lenzuola della foresteria venivano stirate: gli ospiti non erano numerosi: solo pochi parenti di qualche sorella, che abitavano al nord o al sud d’Italia. Le lenzuola personali, invece, venivano bagnate e messe al sole, durante i mesi estivi s’intende. Come venivano bene! Sembravano quasi nuove. In quel tempo, usavamo i ferri da stiro in inverno, scaldandoli con la brace accesa posta al loro interno. Vedi come il Signore ci viene incontro, le ho detto: oggi ci sono i ferri a vapore, la biancheria si lava nella lavatrice e i piatti nella lavastoviglie: si lavora con minore fatica e maggiore precisione. Il risultato è migliore e abbiamo più tempo a disposizione. Come dobbiamo ringraziare il Signore, che dà all’uomo l’intelligenza per conoscere in profondità i segreti della natura e utilizzarli a vantaggio del bene!
Invecchiare e morire felici
Perché è una festa celebrare gli 800 anni della morte di Francesco? Me lo chiedevo in occasione dell’arrivo del 4 ottobre e la risposta è stata: perché Francesco ci insegna a invecchiare e morire felici! Come ci ricorda S. Bonaventura, il nostro Santo muore rivestito dei gesti di amore che ha fatto nel corso della sua vita, muore rivestito dall’amore che ha ricevuto, sperimentato e donato: amore fatto di tanti gesti, sorrisi, parole,… e anche di sopportazione, nel significato vero del termine: ‘portare su di sé il peso degli altri’. Siccome si muore come si è vissuti, proprio questo amore permette a Francesco di morire felice, povero: povero non per perché non aveva nulla, ma perché non aveva trattenuto nulla di sé per sé. Dio ci aiuti a camminare leggeri, da persone libere; ci aiuti a conservare l’amore per i fratelli, per la Chiesa. È quello che possiamo augurarci in questo anno così speciale in cui stiamo un po’ riscoprendo il cammino umano e spirituale del patrono d’Italia, di San Francesco, che non è soltanto una bella icona da guardare da lontano, ma è molto più interessante: è una via che anche noi possiamo percorrere.
«Io, frate Francesco, piccolino, voglio seguire la vita e la povertà dell’altissimo Signore nostro Gesù Cristo e della sua santissima Madre, e perseverare in essa sino alla fine. E prego voi, mie signore, e vi consiglio che viviate sempre in questa santissima vita e povertà. E guardate con grande cura di non allontanarvi mai da essa, in perpetuo e in nessuna maniera, per insegnamento o consiglio di alcuno».
San Francesco, in Regola di Santa Chiara
Grate di camminare insieme a voi,
vi portiamo nella nostra preghiera.
Il Signore ci dia pace!
Le vostre sorelle clarisse