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DAL COLLE DI CORTONA,
UN SALUTO DI FRATERNITÀ E DI AMICIZIA!
Quello estivo è un tempo dai toni forti, non uguali per tutti.
Tempo di vacanza, di riposo, di distrazione.
Tempo di fatica, di disagio, di solitudine.
Tempo di progettazioni e di percorsi compiuti, di incontri significativi e di separazioni dolorose.
Ti raggiungiamo nel tuo tempo, condividendo quanto il nostro ci ha offerto.
Con il desiderio, l’augurio, la preghiera che per ciascuno sia luogo di incontro con l’Eterno, il Padre, Signore del tempo.
Da Leone XIII a Leone XIV
Pubblicata l’enciclica ‘Magnifica humanitas’, cercando un aiuto per potermi addentrare nel testo con maggior cognizione di causa, ho trovato su Avvenire (26 maggio 2026), un illuminante articolo di fr. Paolo Benanti, che inizia così: “Leone XIII non scrisse la Rerum novarum per lamentarsi delle macchine a vapore né per celebrare i portenti del progresso industriale: scrisse perché la rivoluzione industriale aveva concentrato una capacità di controllo sulle vite umane in mani che non rispondevano di nulla a nessuno, e questo squilibrio stava distruggendo il tessuto sociale delle nazioni europee…”. Con Leone XIV “…l’argomento è lo stesso, il soggetto è cambiato: non il capitale industriale ma il capitale computazionale, non le fabbriche ma i data center, non i padroni delle ferriere ma i proprietari degli algoritmi…”. E continua: “Leggere l’enciclica come un documento religioso sarebbe un errore… è un testo di filosofia politica… Quella che Leone XIV chiama ‘la magnifica umanità’ non è una categoria sentimentale. È una posizione politica: la tesi che la dignità umana non sia una variabile dipendente dell’efficienza algoritmica ma la condizione di possibilità di ogni ordinamento politico legittimo… è una questione laica prima ancora che religiosa”. Ve ne suggerisco l’intera lettura.
Gatti
Le sorelle del Monastero di Firenze hanno due gatti neri – gatti che sono maestri di pazienza e di attesa. Passavano tanto tempo ogni giorno ad aspettare davanti al vetrone – aspettavano sul muretto, sull’albero accanto, sulla panchina, accanto alla statua della Madonna, seduti, in piedi, camminando, sdraiati, in due, da soli. Erano così creativi nella loro attesa che sembrava un’attività piacevole. Quando poi venivo io, che avevo solo delle carezze da offrire, erano un po’ tristi ma si accontentavano. Ma quando si avvicinava finalmente la sorella che dava loro da mangiare si agitavano e miagolavano. La ricompensa dopo la lunga e perseverante attesa era arrivata!
Oltre a questo, erano anche maestri di curiosità: tante piccole cose interessanti catturavano la loro attenzione nel giardino, dove vivono ogni giorno. Qualche volta cercavano delle carezze quando ero in giardino, ma correvano via subito se vedevano una cosa per loro molto interessante, mentre i miei occhi umani vedevano solo erba.
Credo che potrei imparare da questi gatti tante cose, che spesso loro fanno molto meglio di me.
Riprendere il volo
Chi frequenta Cortona sa bene che, da maggio a fine agosto, stormi di rondoni volteggiano sopra i tetti del paese riempiendo l’aria dei loro garriti. Dalle finestre del monastero, li vediamo sfrecciare a grande velocità, incrociarsi senza intralciarsi nelle loro “discese ardite e le risalite su nel cielo aperto”, come cantava Lucio Battisti! Conosciamo le difficoltà dei piccoli durante le ‘prove di volo’, a volte terminate con la caduta nel nostro giardino… È frequente, però, che anche i grandi abbiano problemi: entrando nello spazio del chiostro, alcuni non riescono a riprendere quota e, letteralmente, spanciano a terra, magari battendo nei vetri dei finestroni prima di atterrare. Il botto ci avverte che un rondinotto ha bisogno di aiuto. Oppure, affacciandoci nel chiostro, vediamo il malcapitato ad ali aperte sulle pietre. Qualcuna, allora, si avvicina, lo raccoglie, va a una finestra aperta sulla valle e gli dà lo slancio perché riprenda il volo. Ho visto tante volte questa scena, ma solo recentemente, in occasione di un incontro in parlatorio, mi sono accorta quale ricca metafora sia: il nostro vivere, pregare, parlare, scrivere, che altro vorrebbe essere se non un contributo perché qualcuno possa ritrovare lo slancio e riprendere il volo?
Frutti abbondanti
Abbiamo diversi albicocchi, nel giardino del monastero, che danno più o meno frutti a seconda delle annate. Una quantità abbondante come quella appena ricevuta, no, non l’avevo vista mai! E dire che vivo qui da parecchi decenni… Una tale generosità mi fa riflettere: se il Signore mi dà, quest’anno, abbondanza di albicocche per la mia sussistenza, quanti altri doni mi dà personalmente? I cinque sensi, per esempio: doni che do per scontati finché qualcuno non comincia a funzionare male… Molti altri doni ho ricevuto: la capacità di amare, la gioia dell’amicizia, la forza di agire, la riflessività per pensare, lo slancio interiore per volere, lo sguardo interiore che mi fa riconoscere la bellezza di ciò che il Signore ha creato. Se cerco di sviluppare questi doni in modo armonico, portando frutto in opere buone secondo la volontà del Creatore e Padre, allora ecco pace, gioia, serenità che occupano il mio cuore, e inquietudine, rimorso, tristezza restano senza spazio. «Benedici il Signore, anima mia, non dimenticare tanti suoi benefici!» (Salmo 102).
Sotto i rami del noce
Con l’allungarsi delle giornate e l’arrivo dell’estate (e del caldo!), spesso celebriamo Compieta (l’ultima ora liturgica del giorno) all’aperto, sotto ai rami del noce. Dopo cena, terminato di rigovernare i piatti, di riordinare parlatorio, refettorio e cucina, disponiamo le sedie da giardino nel campetto del noce. Il programma, poi, varia in base alle forze residue… o al desiderio di condividere quel che accade nel mondo, incontri in parlatorio, intenzioni di preghiera o altro… Càpita anche di giocare a bocce, a palla, a “bandiera” o al “gioco austriaco” insegnatoci da Dorotea. Arriva il momento di distribuire i libretti per pregare la Compieta e ciascuna sorella si raccoglie in silenzio. La luce crepuscolare lascia intravvedere le prime stelle, mentre sotto la siepe qualche merlo si attarda nelle sue ultime ricerche di cibo e i rondoni in gruppo sfrecciano “impazziti di gioia”, disegnando traiettorie vicinissime senza mai urtarsi. È bellissimo intonare l’inno “Gesù luce da luce, sole senza tramonto, tu rischiari le tenebre nella notte del mondo” contemplando il cielo di una luce che si va spegnendo e ascoltando i suoni e i rumori della vita che giungono dalla piazza del Comune. Con il canto dell’Antifona mariana concludiamo la preghiera affidando noi stesse e l’intera umanità all’intercessione della Beata Vergine Maria, Madre del conforto. Le cicale smettono di frinire e anche noi rientriamo nel silenzio fino al mattino seguente, quando la liturgia delle ore ci farà nuovamente cantare: “Signore, apri le mie labbra, e la mia bocca proclami la tua lode”.
Muretti fioriti
Dopo la pulizia dei vialetti del giardino, è arrivato il tempo di prendersi cura anche dei muretti che li delineano. Ci siamo organizzate con vasi, terriccio, palette e piante fiorite e ora le pietre hanno una nuova luce e risplendono dei colori delle vinche, delle petunie e delle portulache. Una vivace allegria di rosso, giallo, rosa, bianco, rosso, viola… Ciò che più mi emoziona, però, è che, da quando li abbiamo piantato, ci sentiamo responsabili di questi fiori, li circondiamo di piccole cure e attenzioni, perché oltre a rendere belli i nostri muretti rendono bella anche la nostra quotidianità. Il tempo donato alle cose, per quanto piccole possano essere, non è mai perduto: è tempo che crea legami e ce ne fa comprendere e vivere l’importanza. Mi tornano in mente le parole della volpe nel Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry: «È il tempo che hai perduto per la tua rosa che rende la tua rosa così importante. Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Diventi per sempre responsabile di ciò che addomestichi. Tu sei responsabile della tua rosa…».
Santa Chiara diceva alle sorelle
che «quando vedessero li arbori belli, fioriti e fronduti, li omini e le altre creature,
sempre de tutte e in tutte le cose laudassero Iddio».
dal Processo di canonizzazione di Santa Chiara
Certe del reciproco ricordo nella preghiera,
ringraziamo il Signore che ci dona gli uni agli altri!
Le vostre sorelle clarisse