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DAL COLLE DI CORTONA,
UN SALUTO DI FRATERNITÀ E DI AMICIZIA!
Quello che state leggendo è il n. 25 delle Notizie dal Monastero, che dà il via al terzo anno di comunicazioni mensili!
Ogni volta che le prepariamo, queste righe ci appaiono semi di comunione
gettati nei solchi della vita che reciprocamente ci affidiamo. Il frutto sarà opera del Signore e, insieme, della nostra libertà.
Questo ‘terzo giro’ prende il via all’inizio del tempo di Quaresima: quaranta giorni ci sono offerti per alleggerire cuore e mente
da ciò che non serve e appesantisce il vivere quotidiano. Ci sosterremo a vicenda nel chiedere «la grazia di una Quaresima che renda più attento il nostro orecchio a Dio e agli ultimi. Chiediamo la forza di un digiuno che attraversi anche la lingua,
perché diminuiscano le parole che feriscono e cresca lo spazio per la voce dell’altro. E impegniamoci affinché le nostre comunità diventino luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l’ascolto generi cammini di liberazione»
(papa Leone XIV, Messaggio per la Quaresima,
https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/lent/documents/20260205-messaggio-quaresima.html)
Per i bambini ammalati di Betlemme
Conosciamo da molti anni p. Gabriele Bezzi. In questi giorni ci ha scritto raccontandoci della bella opera che da 25 anni lo sta impegnando. Tutto cominciò dopo aver letto su una rivista quanto viene fatto al Caritas Baby Hospital di Betlemme, l’unico ospedale pediatrico specializzato presente in Palestina, che accoglie senza distinzioni bambini ammalati che, altrimenti, non riceverebbero le cure necessarie, e sostiene le loro madri. Da allora, p. Gabriele promuove l’aiuto per questo ospedale interpellando amici, conoscenti, istituzioni. Molti hanno risposto e si sono coinvolti in quest’opera, anche diversi Monasteri, compreso il nostro, che partecipano offrendo il sostegno della preghiera.
Immagino quale gioia provino nel cuore tutti coloro che, in vario modo, si danno da fare per favorire la vita di tante piccole creature di Dio! La vita è un dono così grande… Penso che mai lo comprenderemo pienamente, forse neanche nella vita eterna!
Pregando per l’unità dei cristiani
Durante la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, ormai da molto tempo prepariamo e viviamo un momento di preghiera con le monache cistercensi del monastero di fronte al nostro. Ogni volta è un’occasione per pregare insieme e, allo stesso tempo, una festa, per la gioia di incontrarci. Da tempo sognavamo di coinvolgere a questo momento cristiani di altre confessioni presenti sul territorio, ma come raggiungerli? Quest’anno il nostro desiderio si è realizzato grazie alla Diocesi, che ha inserito la nostra piccola iniziativa locale nell’ambito delle iniziative diocesane, permettendoci di raggiungere più persone e di vivere un momento intenso di vera comunione: oltre alla nostra comunità e a quella delle cistercensi, erano presenti molti amici di Cortona e dintorni, il Presbitero incaricato dell’Ufficio diocesano per l’ecumenismo, un Pastore della Chiesa avventista di Firenze, il Presbitero della comunità ortodossa rumena di Arezzo insieme alla sua famiglia, i fratelli e la sorella della Fraternità della Speranza. È stato bello pregare insieme il Credo definito al Concilio di Nicea prima delle divisioni; significativo ritrovarsi insieme, discepoli del Signore, membra dello stesso corpo che è la Chiesa, davvero universale.
Terra Santa
Il 24 gennaio, noi Sorelle e una decina di persone amiche di Cortona siamo state guidate da fr. Matteo Brena ofm, Commissario di Terra Santa dei Frati Minori di Toscana, a cogliere la complessità della vicenda storica di quel territorio che per noi cristiani è non “Israele e Palestina”, ma “la Terra Santa”, il che consente di cogliere con maggiore profondità il valore di quel luogo benedetto, eppur ferito, dilaniato.
Furono due ore letteralmente volate, in cui il dolore per la tanta disumana sofferenza di chi là vive si è rinnovato e ancor più motivato. E noi che cosa possiamo fare? Come andare oltre il senso di impotenza, tanto acuto che finisce per rendere immobili? La domanda incalza…
Se il nostro modo di vivere non sembra incidere sulle scelte politiche internazionali, fa però la differenza nelle relazioni in cui siamo coinvolti. Questo ci responsabilizza: dire parole vere e non menzognere, che includano e non offendano, che trasmettano narrazioni autentiche e non parziali; aprirci all’ascolto del dolore dell’altro, di ogni altro; perdonare, consapevoli di essere discepoli del Maestro che, crocifisso, intercedette presso il Padre un perdono forse per lui troppo difficile da dare in quel momento.
La domanda, allora, cambia: Che tipo di cristiani vogliamo essere?
Castità?!
Tutto parte nel gennaio del 2023, a scuola durante un’ora di religione. Un nostro caro amico, insegnante di religione in una scuola superiore, un giorno affronta in classe il tema della vita consacrata e i ragazzi restano colpiti e “interdetti” di fronte all’aspetto della castità: “No, non è possibile che esista questa cosa qua, non è possibile vivere la castità!”. E il professore: “Beh, chiediamolo a chi la vive”. E così è nata l’iniziativa, ormai consolidata e divenuta lieto appuntamento annuale, di incontrare on-line i ragazzi di diverse classi (solitamente di quinta, ma capita anche di quarta e di terza superiore) per un’ora di domande che spaziano su un vasto orizzonte: “Che cosa è la vocazione?”; “E’ stato faticoso lasciare la vita di prima per entrare in monastero?”; “Come vivete i conflitti?”; “Che senso ha la clausura?”; “Dopo tanti anni in monastero, che cosa è la felicità per te oggi?”; “Cosa significa per voi non avere figli?”; “Ci racconti la giornata più bella che hai vissuto in monastero?”; “Cosa c’entra l’amore con la vostra scelta?”…insomma, domande che esigono verità e che rinnovano nel cuore la lode al Signore per il dono che sono i giovani!
Il momento più monastico
“Mi trovo in un monastero!” – è un pensiero che mi viene con stupore ogni giorno in qualche momento.
Ci sono varie cose tipiche della nostra vita in monastero: l’abito, il velo, la campana, la liturgia delle ore, pareti di pietre, pentole giganti,… Ma se io dovessi riassumere tutte le peculiarità della nostra vita monastica in una sola immagine o in solo momento, sceglierei quello dopo l’Ora Terza, quando andiamo in fila una dopo l’altra dal coro verso il refettorio cantando, spesso un canto di Taizé. Ciò che vedo è questo: davanti a me una tonaca marrone dopo l’altra, un velo nero dopo l’altro, un passo lento e meditativo dopo l’altro, le suore che dondolano leggermente ad ogni passo, un canto che accompagna un’attività così semplice e a un certo punto suona anche la campana.
Per me, questo è il momento “più monastico” che esiste nella nostra vita, perché ho l’impressione di assistere a un momento eterno che potrebbe svolgersi esattamente allo stesso modo in ogni momento, in ogni monastero di ogni secolo.
A proposito: è ciò che sentite anche voi quando fate colazione nel nostro parlatorio dopo l’Ora Terza!
Assisi
L’opportunità di tornare ad Assisi, per alcuni giorni di formazione insieme ad altre sorelle clarisse, è sempre una grazia. Lo avverto nell’aria e mi raggiunge nel cuore già quando, salendo da S. Maria degli Angeli, comincio a vedere la pietra bianca e rosacea delle costruzioni, dei campanili che si stagliano sul verde della collina. La sensazione è che tutto, pian piano, mi venga incontro per darmi il benvenuto e aprirmi la porta di casa… Percorrere le strade e sostare nei luoghi che hanno accolto i passi di Francesco e dei primi compagni, di Chiara e delle prime sorelle, e là incontrare i fratelli e le sorelle di oggi, mi fa sentire parte di una storia che ha stretto, nel tempo, legami di continuità. Avverto con forza che anche io, con la mia storia, come ogni sorella e ogni fratello della famiglia francescana, siamo anelli di una lunga catena che da 800 anni ci tiene uniti alle nostre origini. Riparto pro-vocata e rinnovata dall’eco delle parole di Francesco al momento del suo passaggio terreno: “io ho fatto la mia parte; la vostra, Cristo ve la insegni!”.
Considera l’umiltà santa, la beata povertà, le fatiche e le pene senza numero
che [il Re degli Angeli, il Signore del cielo e della terra]
sostenne per la redenzione del genere umano.
Santa Chiara
Insieme, giorno dopo giorno,
nella verità e nell’amore.
Le vostre sorelle clarisse