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DAL COLLE DI CORTONA,
UN SALUTO DI FRATERNITÀ E DI AMICIZIA!
Questa volta il nostro incontro mensile càpita all’inizio del tempo pasquale,
ovvero i cinquanta giorni in cui risuona l’annuncio che reciprocamente ci scambiamo:
“Il Signore è veramente risorto!”.
La risurrezione di Gesù non si impone con la forza potente dell’evidenza,
ma con l’offerta silenziosa di segni:
una pietra smossa, un sepolcro vuoto, un fuoco di brace acceso sulla spiaggia…
L’evento fondante la fede in Cristo accade senza testimoni oculari: si comunica nell’esperienza di lasciarsi incontrare dal Risorto. Ancora oggi, da allora.
E ancora oggi, il luogo dell’incontro è la vita quotidiana, con i timori, lo stupore, le attese, i dubbi, le chiusure, le speranze, le gioie… che la colorano.
Vi raccontiamo qualcuno di questi nostri “luoghi”. Buona lettura!
Provocati dal perdono
«L’OFS regionale ci ha chiesto una riflessione per introdurre il loro incontro. Il tema è “Il perdono”, puoi farlo tu?». Smarrimento. Dire qualcosa sul “perdono”? Io?
Accetto, e lo smarrimento si trasforma in… gratitudine.
Prendermi tempo per leggere, riflettere, fare memoria e soprattutto pregare attorno a questo “tema” è stato una grazia. Un dono del Signore, che si è moltiplicato, quando è stato condiviso con i fratelli e le sorelle che erano venuti presso il nostro monastero.
Una eco da parte loro, insieme a qualche foto, a questi link:
https://www.instagram.com/p/DV64a69CDOJ/?img_index=1&igsh=MThvMm83dWxqb3RtMQ==
https://www.instagram.com/p/DV6opINjG8P/?img_index=4&igsh=ZGtyMnlqZ2U4MTdk
Le primule di sr. Fortunata
“Avrei una primula piccolina: te la porterei volentieri, se potesse essere utile per la chiesa”. Che cosa rispondere?! Era il mercoledì della Settimana Santa e la sorella sacrestana si stava organizzando per adornare di fiori l’altare per l’Adorazione del Santissimo Sacramento. I nostri fratelli, i Frati Minori del Convento di S. Margherita, ci avevano regalato una quantità “extra large” di bellissimi fiori, di vario tipo: ce n’erano per tutti i gusti. Ma ecco arrivare la primulina, con tre fiori che, nel trasporto, sono diventati due!! Eppure… Da quelle piccole corolle un profondo messaggio: nella piccolezza sta la totalità del dono; la piccolezza è la forma dell’amore più grande. Gesù Cristo non ha forse consegnato Se stesso in un fragile pezzetto di pane? «Quando scegliamo di diventare – non di restare – piccoli perché abbiamo riconosciuto la piccolezza di Dio e ci siamo sentiti da lui accolti e amati, allora questa scelta non è una forma di regressione o di rinuncia: è il volto dell’uomo nuovo, che il Battesimo ci restituisce» (fr. Roberto Pasolini ofmcap).
Il sapiente magistero silenzioso della piccola primula! Nella notte del Giovedì Santo. Nella nostra chiesa.
Bellezza che apre all’Eterno
La ripetitività della liturgia permette di ritornare ciclicamente sulle “stesse cose” con uno sguardo rinnovato per riscoprire gesti, parole, segni e viverne la novità. Quest’anno, durante la celebrazione del Giovedì Santo, il mio sguardo è rimasto particolarmente attratto dall’antico velo omerale che ricopriva le spalle del sacerdote mentre portava l’Eucaristia all’altare della reposizione. La bellezza dei particolari dei ricami in oro su seta che circondavano il disegno dell’ostia, delle spighe, dei grappoli d’uva, dei pampini e dei fiori dai colori delicati e accesi, hanno suscitato in me inaspettata meraviglia e profonda commozione. Questo paramento antico ha saputo dare, a un gesto che ogni anno si ripete, una particolare solennità. E io mi sono scoperta profondamente grata a Colui che, amandoci sino alla fine, ci ha fatto un dono infinitamente prezioso: l’Eucaristia, e alle sorelle che grazie all’abilità delle loro mani sapienti, con cura e amore, punto dopo punto, hanno dato vita a una bellezza che dopo secoli parla ancora ai nostri occhi e ai nostri cuori e li apre a riconoscere e accogliere l’Eterno che è presente nel tempo.
Dal “silenzio sospeso” alla gioia insperabile
Aprile: scoppia la primavera, che coincide con la gioia della Pasqua. In questo passaggio dal dolore della passione, fatto di tradimento, abbandono, torture e morte, alla gioia inattesa della risurrezione, sono stata accompagnata dalle parole del Papa, proposte da Vatican news come commento al Vangelo del giorno. Ne condivido alcuni stralci particolarmente significativi, che toccano la nostra vita. Le parole del Papa ci aiutano a “stare” nel nostro Sabato Santo con speranza e ci conducono poi verso la gioia della Pasqua mostrandoci quanto la risurrezione può trasformare la nostra vita.
“Nel sepolcro, Gesù, la Parola vivente del Padre, tace. Ma è proprio in quel silenzio che la vita nuova inizia a fermentare. Come un seme nella terra, come il buio prima dell’alba. Dio non ha paura del tempo che passa, perché è Signore anche dell’attesa. Così, anche il nostro tempo “inutile”, quello delle pause, dei vuoti, dei momenti sterili, può diventare grembo di risurrezione. […] Dio lavora nel profondo, nel tempo lento della fiducia. Il sabato della sepoltura diventa così il grembo da cui può sgorgare la forza di una luce invincibile, quella della Pasqua” ” (https://www.vaticannews.va/it/vangelo-del-giorno-e-parola-del-giorno/2026/04/04.html)); “Gesù si mette accanto [ai discepoli di Emmaus] e con pazienza li aiuta a comprendere che il dolore non è la smentita della promessa, ma la strada attraverso cui Dio ha manifestato la misura del suo amore (cfr Lc 24,13-27)” (https://www.vaticannews.va/it/vangelo-del-giorno-e-parola-del-giorno/2026/04/08.html).
Legami profondi
Gruppi parrocchiali, gruppi appartenenti a movimenti e associazioni, pellegrini, bambini che si preparano alla prima comunione, studenti… amici, amici di amici… Incontrare gruppi è per noi esperienza frequente, ma incontrare un gruppo di ex compagni di classe delle elementari, forse, non ci era mai successo.
Ma “mai dire mai”!! È successo sabato 11 aprile. È stato bello vedere i legami profondi che da tanti anni uniscono questi uomini e queste donne, ora cinquantenni. Edificante sentire che, nell’ordinario e nello straordinario, nei momenti felici e in quelli dolorosi, sono spesso sostegno gli uni per gli altri. Ogni volta, poi, non mancano di ricordare il compagno che li ha preceduti nel Regno dei cieli.
Tanta vita condivisa, dunque… Tutto questo grazie in particolare alla loro maestra, sr. Cristiana, una religiosa ora quasi novantenne che, pur da tempo geograficamente distante, è stata ed è il loro punto di riferimento. E quando le è possibile, non manca neppure “di presenza”!
L’amore che ripara
“Poiché si è dando che si riceve…”: queste parole attribuite a Francesco d’Assisi mi sono tornate in mente dopo aver vissuto un incontro organizzato dalla pastorale familiare diocesana. Ancora una volta abbiamo sperimentato che la fede si rafforza donandola, che ci sono tante persone che hanno un profondo cammino di fede e che guardano al Vangelo nelle scelte di ogni giorno. Da parte nostra, abbiamo offerto il luogo per l’incontro, abbiamo immaginato come cercare di coinvolgere i partecipanti…, e loro ci hanno arricchito condividendo pensieri, vissuti, desideri scaturiti dalla concretezza di una vita che ogni giorno fa i conti con difficoltà e possibilità. Il tema si è rivelato molto profondo e fecondo. Lo si può esprimere con l’immagine del vaso riparato secondo l’antica arte giapponese, il Kintsugi: usando l’oro per rimettere insieme con pazienza i cocci rotti, non solo si restituisce al vaso la possibilità di rimanere “in vita”, ma se ne accrescono il valore e la bellezza. Così le nostre vite: divengono tesori inestimabili, se lasciamo che sia l’amore (declinato nelle sue varie sfaccettature: attesa, apertura, avvicinamento, ascolto, compassione, perdono…) a suturare le ferite personali e relazionali.
E se la madre ama e nutre la sua figlia carnale,
con quanto maggiore amore deve la sorella
amare e nutrire la sua sorella spirituale?
Santa Chiara
Che possiamo aprire i nostri cuori
alla gioia e alla pace del Risorto,
Le vostre sorelle clarisse