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DAL COLLE DI CORTONA,
UN SALUTO DI FRATERNITÀ E DI AMICIZIA!
Ecco le ultime “Notizie” dell’anno! Dell’anno… liturgico, cioè, ormai al termine.
Nel nuovo anno, che inizierà la prima Domenica di avvento, il Vangelo di Matteo sarà “luce ai nostri passi”: ne ascolteremo un brano ogni domenica e allenerà il nostro sguardo a divenire sempre più “realista e sapiente”, capace di “penetrare gli eventi”.
Cerchiamo di guardare in questo modo quello che ci accade
e, attraverso le nostre brevi comunicazioni, farvene partecipi ogni mese.
“È ciò che ci permette di anticipare nei gesti e nelle opere del nostro presente il senso ultimo delle cose,
che sta nella fedele dedizione di Dio che, per noi, ha il volto del Signore crocifisso e risorto” (Grazia Papola).
Inizio del postulantato
16 ottobre: in un giorno ancora luminoso di sole, raggiante è stata la nostra aspirante Dorotea quando, durante un breve momento di preghiera che ha preceduto i Vespri, ha iniziato il postulantato, tempo per una conoscenza più approfondita del nostro carisma, al fine di discernere la chiamata del Signore ad assumere la nostra Forma di vita. Il suo sorriso riconoscente esprimeva in modo eloquente la gioia che aveva in cuore; noi, nell’abbracciarla, abbiamo ringraziato il Signore per il dono della sua presenza nella nostra fraternità. A cena poi, in un refettorio vestito a festa dalle belle foglie autunnali del nostro giardino e dai molti, diversi (anche per colore) bicchieri, l’esultanza è continuata fino all’apice del… dolce! Tipicamente austriaco, preparato proprio da Dorotea per l’occasione: spiedini di frutta ricoperti di cioccolato fondente o al latte, una squisitezza del Paese di origine della nostra ‘postulante’!
Vecchietta
Vorrei condividere una mia convinzione: abbiamo la grazia di avere con noi l’anziana più carina di tutto il mondo (spero che tanti fra di voi hanno la stessa convinzione e possono dire la stessa cosa di un/-a anziano/-a nei propri dintorni, una nonna, un bisnonno, un fratello, genitori, zii, vicine di casa, membri di una comunità, …). La nostra anziana non fa più molti lavori e qualche volta si sente inutile, ma la sua semplice presenza è sufficiente per far spuntar un sorriso affettuoso sul nostro volto quando la vediamo la mattina entrare in coro, quando la incontriamo con una scopa in mano nel corridoio, quando le chiediamo di una cosa di 50 anni fa, quando porta i piatti fondi perché una sorella aveva messo i piatti sbagliati o quando ci deride perché le sorelle, che sono fra 30 e 70 anni più giovane di lei, sono malate e solo lei sta bene. Fine ottobre abbiamo festeggiato il suo 97esimo compleanno, il che era un’occasione speciale per valorizzare in modo particolare lei, la gioia che porta alla comunità e tutti i doni che ha ricevuto da Dio e che riceverà ancora.
Essere buoni
Una delle caratteristiche di Gesù è la bontà. E lui desidera che io gli somigli.
Non è sempre facile essere buona. Alcuni anni fa, per esempio, ho accudito una sorella molto più anziana di me: era buona, generosa, ma aveva un po’… i suoi punti di vista, come del resto anche io ho i miei. Stare con lei mi ha dato l’occasione di fare l’esperienza della pazienza, ma ho anche provato la gioia di ricevere la sua riconoscenza, il suo amore.
Il Signore mi ha dato intelligenza, volontà, capacità di discernimento: sono tutti doni che mi aiutano a essere buona, a comprendere le varie situazioni che mi trovo ad affrontare.
Da parte mia, debbo stare attenta a non giudicare male e a guardare piuttosto al bene, perché tutti abbiamo degli aspetti buoni: basta cercarli con attenzione. Nei miei lunghi anni di vita, ho compreso che la tendenza a giudicare i difetti non si basa sulla reale natura della sorella, ma su una percezione – la mia – spesso fondata sul mio modo tutto personale di vedere le cose.
Sponsalità
Dal 27 al 31 ottobre, tre Sorelle si sono recate al Monastero di Fara in Sabina per partecipare ad alcuni giorni di formazione. Il tema era “La sponsalità nella vita consacrata”. Le due relatrici (una psicologa e una biblista) ci hanno parlato di un amore maturo, integrato, capace di attendere e di generare. Cosa fare per divenire capaci di un tale amore?
Un buon consiglio ricevuto è cercare lo Sposo, come la donna del Cantico dei Cantici. Cercare l’Amato e, quando lo si è trovato, stare con Lui, per scoprirsi amati e per crescere nell’intimità. La donna del Libro biblico cerca lo sposo e non lo trova, noi invece lo possiamo trovare ogni volta che lo cerchiamo, perché il nostro Dio è il Dio con noi.
Marta e/o Maria?
Marta e Maria: la caratterizzazione delle due sorelle fatta dall’evangelista Luca ha portato a identificare ciascuna con una specifica forma di vita, tanto che, tradizionalmente, in Marta si riconosceva la vita “attiva” e in Maria quella “contemplativa”. Studi e riflessioni hanno chiarito che le due modalità da esse incarnate sono presenti in ciascuno; fondamentale è l’interrogativo: Come accolgo il Signore Gesù nelle occupazioni di ogni giorno?
Nel Monastero-Eremo di Fara in Sabina, dove si è tenuto il corso di formazione a fine ottobre, dal XVI secolo in poi le Sorelle, osservanti un silenzio pressoché assoluto, erano accolte nella comunità come “Marte”, impegnate in cucina e nei lavori ‘pesanti’, o come “Marie”, che grazie alle “Marte” avevano maggior tempo ed energie da dedicare alla preghiera e a lavori “nobili”, quali il ricamo. Oggi la nostra sensibilità è a disagio con una tale netta divisione. Per la verità, Francesco d’Assisi aveva impostato la Regola per gli eremi sul medesimo brano evangelico: frati ‘madri’-Marta erano incaricati di provvedere ai frati ‘figli’-Maria, dediti all’orazione; i ruoli, poi, si invertivano.
Che cosa dice a noi oggi tutto questo? Potrebbe proporre una sfida: vivere gli impegni e ruoli quotidiani in modo tale che l’uno faciliti l’adempimento dell’altro, giungendo a sera ‘integrati’ piuttosto che ‘prosciugati’. Perché no?
Come bambini
Una celebrazione “insolita” quella che abbiamo vissuto domenica 2 novembre. Nella nostra chiesa, alle parole del celebrante nel giorno della Commemorazione dei defunti, si intrecciavano gridolini di gioia e stupore di neonati in braccio ai genitori, movimenti di bambini un po’ più grandi e indipendenti. Proprio quel giorno, infatti, hanno vissuto con noi l’Eucaristia alcune famiglie di “Cometa”, una associazione impegnata nell’accoglienza di minori in affido. L’alternarsi delle diverse “tonalità” di voci nell’unica liturgia ci ha fatto sperimentare come morte e vita fanno parte di un’unica realtà che appartiene a tutti noi. Quei bambini, nella loro bellezza e spontaneità, sono stati immagine di ciò che saremo, quando il Signore ci chiamerà a sé e ci aprirà le porte della sua casa. Là ritroveremo il nostro essere più vero, l’innocenza originaria con cui siamo stati creati. Del resto: “a chi è come loro appartiene il regno di Dio”.
Più in là
Frutti dorati, e tanti! Non si lascia vincere in generosità il nostro centenario albero di cachi, con la sua ampia chioma ad ombrello (ottima frescura in estate): prima ‘accende gli occhi’ con i colori infuocati delle foglie e ora, intanto che queste ultime, danzando ci accarezzano il volto e i rami restano sempre più spogli, regala la dolcezza dei suoi frutti. Mentre li raccogliamo, non possiamo non pensare a quanto tale spettacolo sia una splendida metafora di ciò che cristianamente intendiamo come ‘morte’: l’apparenza parla di una fine, ma di fatto, dolcezza e luce inimmaginabili ci vengono regalate con una abbondanza che non ha paragoni. Nella natura, luce e dolcezza ‘esplodono’ proprio dentro l’apparente declino della vita, tutto è un inno alla vera Vita, quella che nasce dal dono totale di sé e comporta sì una morte, ma radiosamente intrisa da bagliori di bellezza, di eternità. “Tutto”, come diceva Montale, “porta scritto: più in là”.
Sicura, nel gaudio e alacre
avanza cautamente sul sentiero della beatitudine.
Santa Chiara
Un cammino gioioso
a ciascuno e a ciascuna,
nella gratitudine di saperci in comunione.
Le vostre sorelle clarisse