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DAL COLLE DI CORTONA,
UN SALUTO DI FRATERNITÀ E DI AMICIZIA!

«Il Natale ci ricorda che Dio, per manifestarsi, sceglie una trama umana. […] Non resta in un punto inaccessibile del cielo, ma ci raggiunge nel cuore stesso delle nostre piccole storie. Ci rivela, in questo modo, che la vita quotidiana – così com’è – può diventare il luogo dell’incontro con Lui». Sono parole che papa Leone ha rivolto ai Promotori e agli Artisti del Concerto di Natale in Vaticano, ricevuti in udienza il 13 dicembre. Sono parole anche per noi. E rendono ragione del desiderare di condividerla, questa vita quotidiana, per condividere la gioia dell’incontro con il Signore, anche attraverso le nostre piccole storie. È il “regalo di Natale” che ci scambiamo!

Tempo di gioia e di… restauri

Abbiamo approfittato di queste settimane per ’curare’ tavoli e tavolini, sedie e armadi, colpiti dall’assalto dei tarli. Anni fa un nostro amico falegname ci aveva trasmesso questa nobile arte che riporta in vita ciò che altrimenti si sgretolerebbe inesorabilmente. L’acquaragia, versata con precisione (grazie al contagocce), dentro i micidiali buchetti dei mobili, ha costituito il primo passaggio, subito seguito da una bella spalmata di morbida cera capace di ben otturare gli scavi dei temuti animaletti. Una lucidata finale e tutto è rimesso a nuovo! Ci vogliono una grande pazienza e tanto tempo, ma, lo sappiamo, sono ‘ingredienti’ necessari per far fiorire, in qualsiasi ambito, novità e bellezza. S. Francesco era stato chiamato dal Signore a ‘restaurare’ la sua Casa che è la Chiesa, noi con lui collaboriamo a quest’opera (invisibile) e intanto, cooperiamo anche alla bellezza di ciò che è visibile e che comunque fa parte di noi!

Quando degli sconosciuti aiutano

È una cosa non sempre semplice, che richiede spesso un certo allenamento e che resta comunque una sfida: accettare aiuto. Un pomeriggio, poco tempo fa, volevamo caricare in macchina le vecchie finestre, che aspettavano in cantina, per portarle via. In quel momento quattro persone, dopo aver guardato la mostra esposta nel nostro atrio, passavano davanti al monastero e ci hanno chiesto se ci servisse aiuto. Una sorella ha risposto gentilmente: “No, grazie”, e un’altra, che non aveva sentito questa risposta, ha detto con un grande sorriso: “Sì, grazie!!”. E così ci siamo trovate immerse nel lavoro con quattro turisti americani, e, in mezzo a un misto di italiano-spagnolo-inglese, abbiamo avuto un incontro bellissimo con questi sconosciuti. Abbiamo anche scoperto alcune cose in comune, per esempio che uno di loro era fisioterapista, come anche una nostra sorella. Tutto sommato, sono stati un grande aiuto per noi e per loro è stata una gioia poter aiutare delle suore italiane e vedere una parte del monastero. Accettare la loro proposta di aiuto, quindi, è stata una gioia per noi tutti e questo forse può esserci di incoraggiamento ad accettare qualche volta più facilmente aiuto, con un cuore aperto, leggero e grato.

“Conosci la tua vocazione”

A fine novembre abbiamo avuto la gioia di cominciare un corso on line sui consigli evangelici (povertà, castità, obbedienza). Siamo solo all’inizio, ma già gustiamo la ricchezza di questo percorso, che ci aiuta ad andare più in profondità, senza dare nulla per scontato, verificando il vissuto, aprendo nuovi orizzonti per “crescere sempre più nel bene”.

Nel suo Testamento, S. Chiara ci invita a conoscere la nostra vocazione e a rendere grazie per essa al Donatore, il Padre delle misericordie; dal Testamento veniamo pure a sapere che lei e le sue sorelle “consideravano” spesso la vocazione ricevuta, vi riflettevano insieme per poterla vivere meglio e restarle fedeli anche nelle numerose difficoltà che incontravano. Questo corso si sta rivelando, già da ora, un dono prezioso proprio per “considerare”, conoscere bene, vivere con maggiore autenticità la nostra vocazione e, con gioia e gratitudine, per essa rendere grazie!

Creare spazio

L’edificio in cui viviamo non è certo un monolocale… eppure se hai bisogno, non dico di una stanza, ma anche solo di uno spazio per mettere qualcosa di nuovo, non lo trovi: devi sgomberarne uno. E così fu, in una soleggiata mattina d’autunno. Tra due antichi muri, c’è un vano adibito per decenni a deposito di oggetti in buono stato, ma non più utilizzati e via via dati alla Comunità Emmaus del Valdarno. Ormai da tempo, accoglieva oggetti meno nobili, ossia da rottamare, ammucchiati lì senza disturbare troppo la nostra abitudine alla loro presenza… fino a quel sabato, quando una piccola task force di Sorelle provvide allo sgombero: ed ecco, ora c’è uno spazio disponibile che attende di contribuire a un maggior ordine della casa.

Non sta accadendo qualcosa di simile in noi, in questo tempo di avvento? La parola dei profeti, l’esempio del Battista e di Maria ci orientano nella medesima direzione: liberarci di quanto ingombra il cuore occupando lo spazio che, invece, vogliamo libero il più possibile per accogliere il Signore nel suo continuo venire.

Presepi

Ogni inizio del mese di dicembre, agli esordi del nuovo anno liturgico, arriva un momento atteso e carico di tante risonanze per il cuore: la preparazione del presepe. Coro, chiesa, refettorio e atrio del monastero sono i luoghi dove allestiamo il presepe tradizionale, quello più antico e quello quasi moderno, quello etnico dell’Africa e quello dell’America Latina. Perché non solo lo spirito e il cuore hanno bisogno di prepararsi a celebrare il Natale del Signore, ma anche gli occhi del corpo desiderano “vedere”. La statuina del bambino Gesù del presepe in chiesa verrà posizionata dalla Madre alla gioiosa esplosione del canto del Gloria alla Messa della notte di Natale, gli altri bambinelli lo saranno al termine della Celebrazione Eucaristica, quando festeggeremo con panettone e spumante. Durante il cammino di Avvento, è di aiuto vedere la greppia vuota, e tutti i personaggi in attesa che venga il Salvatore. È un’assenza che dice una presenza, sì, di segno meno, ma presenza. È venuto il Salvatore del mondo, e certo tornerà!

Capanna del Presepe

Amore di Padre

Una strada congiunge la piazzetta antistante il nostro Monastero con la viuzza che sale alla Basilica di S. Margherita. L’anno scorso, guardando dalla finestra della cella in direzione di quella strada, ho visto una scena meravigliosa: una coppia con due bambini. La mamma, qualche passo avanti, teneva la mano della bambina, dietro a una certa distanza il babbo un po’ curvo sul bambino. Mi ha incuriosito, quella strana postura… Guardando bene, vidi che il padre muoveva la gambina del bambino in avanti, prima una e poi l’altra… Gli stava insegnando a camminare! Dopo un poco, se lo prese in braccio e, sollevandolo in alto, gli dette un bacio e lo strinse a sé.

Rimasi incantata. Subito, mi venne questo pensiero: se una creatura umana prova tanta gioia e tanto amore per il suo figliolino, quanto sarà grande l’amore di Dio Padre per me! E per tutti!

Guarda con attenzione la povertà

di colui che è posto in una mangiatoria

e avvolto in pannicelli.

                                   Santa Chiara

Insieme, con fiducia e nella preghiera reciproca, verso il nuovo anno che si apre dinanzi a noi.

Le vostre sorelle clarisse