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DAL COLLE DI CORTONA,
UN SALUTO DI FRATERNITÀ E DI AMICIZIA!

«Nuovi segni del cielo e della terra», augura S. Francesco scrivendo ai Custodi.

Riconosciamo che a noi ne sono stati offerti, nel mese appena trascorso.

Straordinari appuntamenti della Provvidenza, oppure accadimenti intrecciati nel quotidiano scorrere del tempo,

con i suoi ritmi cadenzati ma talvolta incalzanti anche in monastero, hanno dato forma alla nostra storia personale e comunitaria.

Tuttavia, non appartengono soltanto a noi!

Ne condividiamo qualcuno, sapendo che molti ne sono i co-autori.

A ciascuno, perciò, il nostro GRAZIE!

Una preghiera per oggi e per domani

In questo mese le frittate, le uova fritte, sode o strapazzate, che le sorelle cuoche ci preparano, hanno un gusto diverso. Vi domanderete: perché?

Ultimamente è giunta fin sul Poggio di Cortona la tradizione che le coppie prossime al matrimonio portino alle Clarisse delle uova, chiedendo loro di pregare affinché nel giorno del ”sì” il tempo sia bello. Chissà perché rivolgersi a S. Chiara e portare le uova alle sue figlie, e non potrebbero alle Benedettine, alle Cistercensi, alle Agostiniane…? L’interrogativo, attualmente, per noi rimane aperto, ma con gioia e disponibilità presentiamo al Padre le richieste di questi giovani che stanno per compiere un passo così decisivo. Preghiamo per la famiglia che insieme costruiranno giorno dopo giorno, perché il sole splenda nel giorno del matrimonio, certo, ma soprattutto perché nel corso degli anni continuino a ricercare insieme “Frate Sole” permettendogli di illuminarli anche quando ci saranno nubi, venti, piogge. bufere…

Bisogna sperimentare oggi il calore del Sole per desiderarlo e ricercarlo con forza anche domani.

Auguri ragazzi: il Signore, il vero Sole del mondo, vi benedica e vi custodisca sempre.

Un “nuovo” stenditoio

“Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.

Riflettendo su questa frase del Vangelo vorrei esprimere il mio e nostro grazie ai nostri amici dell’“l’équipe medici-ingegneri”, vestiti da sala operatoria, pronti a regalarci alcuni giorni di lavoro.

Lo scorso mese hanno coraggiosamente affrontato la ripulitura del nostro stenditoio. Erano armati di tanta buona volontà e di pazienza, prima di tutto, e poi di compressore, aspirapolvere, spatole, spazzole e pennelli.

C’è voluto proprio un bel po’ di coraggio a ripulire le travi e le pareti di questa grande stanza. Sono riusciti ad estrarre la polvere e i ragni che si erano infiltrati tra le pietre del muro, così pure nelle travi, dove gli scorsi anni degli uccellini avevano nidificato abbandonando poi le piccole uova non ancora dischiuse.

Grazie Marco, Luca, Umberto, Matteo e Luca! Ora, stendendo il bucato non possiamo che rendere lode al Signore per la vostra generosità e il vostro aiuto. E a lui vi affidiamo.

Pranzo in campagna!

Del tutto inattesa, Marilisa ci raggiunse con una telefonata: “Stiamo organizzando un pranzo in campagna per voi, per sostenervi nell’affrontare le spese per le finestre”. Stupore, sorpresa, gratitudine…: quanto bene, quanta attenzione in questi amici, che addirittura decidono di dare tempo ed energie in qualcosa di così impegnativo!

Il 2 giugno arrivò presto. Complice il vento dello Spirito che scacciò in extremis le nubi gravide di una pioggia torrenziale, il pranzo vide riunite in festa e fraternità circa 160 persone! In realtà, molti altri parteciparono con la formula “assente ma presente”, tutti legati alla nostra comunità soprattutto per l’amicizia con sr. Serena, sorella di Marilisa, che ormai da sei anni ci ha precedute nella Vita piena; tutti animati dal desiderio di manifestare la loro fede attraverso un gesto di condivisione.

Con tanta riconoscenza, presentiamo ciascuno al Signore con le situazioni in cui si trova a vivere, con i suoi desideri di bene, con le sue speranze e i suoi dolori. Sia lui, il Signore della vita che vince la morte, a farvi sentire il nostro più grande grazie e a restituirvi, moltiplicato, il bene che ci avete donato.

Un giorno atteso

Il 3 giugno è stato per noi un giorno di grande festa. Abbiamo accolto i Frati minori provenienti da varie fraternità della Toscana. L’occasione del ritrovarsi insieme è stata offerta dall’avvenuta associazione giuridica del nostro monastero alla Provincia dei Frati Minori di Toscana. In pratica, alcuni atti giuridici saranno di competenza del Ministro provinciale dei Frati Minori di Toscana invece che del Vescovo diocesano.

Al di là dell’aspetto giuridico, quello che più ci sta a cuore è il valore carismatico di questo passaggio, frutto di un lungo cammino di crescente comunione con i nostri fratelli; un passaggio desiderato e per tanto tempo creduto impossibile. La vita ordinaria, fatta di piccoli gesti di condivisione, di vicinanza nei momenti belli e in quelli difficili, di tanto altro, ha fatto maturare la decisione di “osare” [chiedere questo passaggio] e quando l’impossibile si realizza, di solito Dio non vi è estraneo.

Il 3 giugno è stata per noi e per i nostri fratelli un giorno di rendimento di grazie a Dio per il dono reciproco della fraternità, vivendo dello stesso carisma, insieme aiutandoci a crescere in una fedeltà sempre maggiore alla comune vocazione ricevuta. Dono, gioia, gratitudine… un cammino nuovo che si apre davanti a noi.

Santità e folklore

A Cortona, “nessun luogo è lontano”, per dirla con Richard Bach, e tutte le direzioni sono buone per raggiungerlo. Per andare dal nostro monastero (sul Poggio) alla scuola elementare adibita a seggio elettorale (in fondo al paese appena fuori le mura), si possono scegliere vicoli e scalette di diverso formato. Domenica 8 giugno alcune di noi, seguendo un percorso ‘a caso’, hanno fatto un non programmato pellegrinaggio. Quasi di fronte a Porta Berarda, che Margherita varcò arrivando a Cortona, la prima sosta, davanti alla lapide che ricorda il luogo dove la nostra futura patrona trovò inizialmente alloggio, ci ha ricordato quale fecondità straordinaria abbia ogni gesto di accoglienza. Sulla via del ritorno, risalendo la china, tappa nella Chiesa di S. Francesco per riprendere fiato (!), ma anche per venerare i resti mortali di fra Elia, amico fraterno di Chiara e di Francesco, nonché successore di lui. E l’abbiamo addirittura ‘incontrato’, Francesco, nel suo abito e nel suo evangeliario, insieme a Margherita, che lì pregava a lungo davanti al Crocifisso.

Sugli angoli delle case, sventolanti bandiere colorate tradivano l’attesa dell’imminente giostra dell’Archidado, che avrebbe visto i balestrieri dei Quintieri sfidarsi in questo gioco medievale, ormai tradizionale ai primi di giugno. Una ragazzina aveva già indossato il costume. “S. Marco?”. “Certamente!”. Un veloce saluto beneaugurante a conclusione del breve pellegrinaggio nel nostro paese, fatto di santità e folklore.

Post scriptum: Dopo 15 anni, il ‘nostro’ Quintiere di S. Marco e Poggio ha vinto!!

La “sepoltura”

Fino alla fine del 1800 circa, era consuetudine nei monasteri seppellire le sorelle all’interno dell’edificio.

Dopo la mia venuta qui a Cortona, le sorelle, accompagnandomi nei vari luoghi della “mia nuova casa”, mi indicarono, sotto al pavimento del chiostro, quello della cosiddetta “sepoltura” e la botola per accedervi. In cantina, mi fecero poi vedere la parete dietro la quale doveva esserci l’ossario. Mito o realtà? L’enigma fu risolto da lavori causati da una perdita idraulica: era tutto vero!

I giorni scorsi, dopo un primo sopralluogo fatto insieme alla madre e alla nostra carissima amica Rita Adreani, per approfondimenti storico-architettonici sul nostro monastero, con una scala, mi sono introdotta nella “camera” superiore. Dentro questo spazio, con certo timore, stupore ed emozione, non ho potuto non pensare alle sorelle che ci hanno preceduto e che lì venivano deposte. Quello era il loro sepolcro (successivamente le loro ossa venivano trasferite nell’ossario sottostante). Lì si concludeva il pellegrinaggio terreno delle sorelle che dal 1581 alla fine del 1800 hanno consumato i gradini delle scale di pietra serena che dal piano terra portano alle celle, che hanno fatto risuonare la loro voce per cantare le lodi al Signore nel nostro coro prima di noi, che hanno reso vivi della loro fede e della loro laboriosità gli spazi che ora noi abitiamo, che hanno gioito e sofferto, sì… sofferto, in particolare le sorelle morte di “spagnola” all’inizio del secolo scorso. Pensandole tutte nell’eterno abbraccio di Dio, provo grande gratitudine perché, per grazia del Signore e per la loro fedeltà, questo monastero è ora la nostra abitazione.

Speranza

Papa Francesco ha proposto la speranza come virtù in cui esercitarci in questo anno giubilare.

La speranza infonde in noi la fiducia che mai l’aiuto di Dio verrà meno nelle vicende che si presentano quotidianamente e che non è sempre facile vivere.

La speranza non elimina il dolore, ma dà la forza necessaria per accettarlo, attraversarlo e andare avanti. Io sono preziosa agli occhi di Dio Padre, ciascuno di noi lo è: creati a immagine e somiglianza di lui, come potrebbe non aver cura di noi, come potrebbe abbandonare l’opera delle sue mani? Impossibile!

Neppure per un istante Dio mi abbandona. Allora, l’essenziale è che io creda in lui e che a lui mi abbandoni con fiducia.

Con quanta sollecitudine e con quanta applicazione di mente e di corpo

dobbiamo custodire i comandamenti di Dio e del nostro padre Francesco,

per restituire con la cooperazione del Signore il talento moltiplicato!

                                                                  Santa Chiara

Lo Spirito del Signore,

che ci raduna in unità

nell’unico Corpo di Cristo,

ci ispiri scelte di prossimità

e gesti di comunione.

Buon cammino, insieme!

  Le vostre sorelle clarisse