Tra le Tue braccia (IV domenica di quaresima/C)

Signore,
capita di non riconoscerti 

come “padre”,
di avere di te un immagine distorta.


Capita anche di essere il figlio
che non sa di essere figlio:
il minore che si sente

in prigione in casa tua,
o il maggiore, 

che si sente estraneo
ed è mosso solo dal senso del dovere.


Ma oggi, Signore,
tu dici anche a noi 

che niente è perduto:
tu ci vieni incontro sempre,
ci attendi 

per stringerci finalmente

nel tuo abbraccio.


Grazie, Signore,
perché per te

non conta altro 

se non restituirci

la nostra dignità di figli
e la gioia di essere fratelli.


La tua accoglienza gratuita,
il tuo perdono senza condizioni,
scuota il nostro modo di pensare
e raggiunga il nostro cuore:
impareremo a dire “padre”,
a vivere da figli amati, 

a sentirci fratelli.
Amen