Signore,
capita di non riconoscerti
come “padre”,
di avere di te un immagine distorta.
Capita anche di essere il figlio
che non sa di essere figlio:
il minore che si sente
in prigione in casa tua,
o il maggiore,
che si sente estraneo
ed è mosso solo dal senso del dovere.
Ma oggi, Signore,
tu dici anche a noi
che niente è perduto:
tu ci vieni incontro sempre,
ci attendi
per stringerci finalmente
nel tuo abbraccio.
Grazie, Signore,
perché per te
non conta altro
se non restituirci
la nostra dignità di figli
e la gioia di essere fratelli.
La tua accoglienza gratuita,
il tuo perdono senza condizioni,
scuota il nostro modo di pensare
e raggiunga il nostro cuore:
impareremo a dire “padre”,
a vivere da figli amati,
a sentirci fratelli.
Amen