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DAL COLLE DI CORTONA,
UN SALUTO DI FRATERNITÀ E DI AMICIZIA!
Nonostante il cambiamento del clima ci abbia consegnato un marzo che sembrava aprile e un aprile un po’ confuso – a volte luglio e a volte febbraio –, eccoci a maggio, con gli inizi della primavera ormai sbocciati in fiori, foglie nuove verde tenero, piccoli timidi frutti… A maggio gli inizi hanno già il sapore di una storia incamminata verso la maturazione. Accadde così anche alle nostre sorelle di 799 anni fa, quando ‘sbocciarono’ come Sorelle Povere stabilendosi su un terreno donato loro con atto notarile datato 13 maggio 1225…
Il nostro 800° anno di vita a Cortona si sta avviando a maturazione!
Insieme come “famiglia”
Domenica 14 aprile abbiamo vissuto un’arricchente esperienza di fraternità incontrando i fratelli e le sorelle dell’Ordine Francescano Secolare (OFS) e della Gioventù Francescana (GiFra) regionali dell’Umbria accompagnati dai loro assistenti, i fratelli del primo Ordine. Era palpabile la gioia di essere un’unica famiglia animata dall’amore per il Signore sull’esempio del padre san Francesco e della madre santa Chiara. Nella diversità delle vocazioni, dei luoghi di servizio, delle età, esprimiamo lo stesso carisma e siamo animati dallo stesso desiderio: dedicare la vita per il bene dei fratelli, soprattutto più deboli ed emarginati, nella complessità della storia che viviamo, guardando con fiducia al futuro e impegnandoci a renderlo presente.
Sr. Benedetta, sr. Eleonora e sr. Cristina, commentando il piccolo Testamento di san Francesco, ci hanno ricordato l’importanza di amarci vicendevolmente, di non appropriarci di nulla, vivendo nella Chiesa come piccolo seme che può generare vita nuova in questo tempo. Al termine, il momento più coinvolgente: lo scambio reciproco dei “Testamenti” che ogni ramo della Famiglia aveva preparato per gli altri in modo personalizzato. Dopo i saluti finali ognuno ha ripreso il proprio cammino con la certezza di essere parte della famiglia francescana e di quella ancora più grande che è la Chiesa.
Ceri e Quintieri
La Pasqua è stata celebrata già da un po’, ma noi abbiamo continuato a fondere cera fino a qualche giorno fa. Ovviamente, non più allo scopo di realizzare i “ceri” per eccellenza, quelli accesi al fuoco nuovo nella veglia pasquale, ma altri, anch’essi di notevoli dimensioni che, dopo aver sfilato con il corteo storico per le strade di Cortona, vengono portati al Santuario di Santa Margherita, e offerti alla Santa in occasione della sua ‘festa di primavera’.
Alcuni rappresentanti per ogni Quintiere, oltre al Console generale, vestiti con gli abiti medioevali, sono venuti a ritirare i ceri, ognuno dei quali decorato con lo stemma e i colori del Quintiere. Anche quest’anno, li abbiamo consegnati durante un breve momento di preghiera e di fraternità, incrementando la conoscenza reciproca: un appuntamento annuale ormai, che ci dona di coinvolgerci e partecipare al vissuto religioso e sociale della città dove viviamo, piccola ma con una grande storia!
Echi di S. Margherita
Cortona festeggia la “sua Santa” due volte all’anno: in inverno il 22 febbraio, giorno della nascita al cielo di Margherita, e in primavera la domenica precedente la solennità dell’Ascensione. Questa seconda festa, oltre alle celebrazioni liturgiche che sempre la caratterizzano e che richiamano in cima al colle una folla numerosa, porta con sé anche la riscoperta di tradizioni del passato come la colata e l’offerta dei ceri dei Quintieri della città alla Santa. Il rito celebrato secondo usi e costumi medievali ha inizio nella piazza del Comune da cui al termine parte la processione fino al Santuario.
Anche noi sorelle, nonostante la nostra scelta claustrale, riusciamo a “partecipare” alla festa e ai suoi movimenti attraverso gli echi che giungono al Monastero. Udiamo il suono delle chiarine, i rulli dei tamburini, le voci dei banditori che arrivano dalla Piazza; dalla Basilica, ci raggiungono in coro fin dal primo mattino i sonori rintocchi delle campane a festa. Non ultimo, riceviamo l’eco dei frati della Provincia che vengono ad aiutare i fratelli della comunità di S. Margherita e che prima di salire o di scendere la collina suonano la nostra campana per una sosta fraterna, un saluto, una condivisione della giornata…
Un modo diverso, il nostro, di vivere la festa di Margherita, ma non meno bello e autentico di quello di tutti i cortonesi! Non vi pare?… Dimenticavo: capita anche che qualche amico verso l’ora di cena, a conclusione della giornata, venga a portare i brigidini e il croccante delle bancarelle sul piazzale… la nostra partecipazione alla festa è completa!!
“Cantar vogl’io per amore”
Un ‘coro di cori’ ha cantato laudi del Laudario cortonese, il pomeriggio del 28 aprile, nella chiesa di San Domenico. In questa nostra cittadina medievale, le pietre sembrano quasi trattenere e rilasciare quelle melodie antiche in cui la fede sobria e popolare si espresse e ancora può esprimersi.
Da parte nostra, abbiamo offerto a coristi, provenienti da diverse parti d’Italia, una stanzetta per dormire, il cibo per la colazione e il pranzo, la cappella per le prove. Metafora del ‘ministero del monastero’! Sì, vorremmo che il nostro monastero fosse un luogo dove poter sostare per riposare cuore-mente-spirito, dove potersi nutrire del cibo ‘che dura per la vita eterna’, dove poter dare voce alla relazione fondante con il Signore, incontrando altri e facendo esperienza che la bellezza è la comunione. E per cooperare a edificarla è davvero necessario, secondo l’invito del santo vescovo martire Ignazio di Antiochia, che “ognuno si studi di far coro”!
Un’intervista
Sabato 4 maggio, ore 15.00: l’appuntamento era con Martina e Sara, due dodicenni, amiche e compagne di classe di una seconda media di Terontola. Accompagnate da Tommaso e Marisa – sposi, medici, genitori e catechisti, nostri amici -, Martina e Sara avevano un compito da eseguire per la scuola: intervistare le clarisse con cinque domande preparate ad hoc: 1. Il vostro è un Ordine mendicante o monastico? 2. Chi è il vostro fondatore? 3. Quando è nato il vostro Ordine? 4. Da quanto tempo siete presenti qui sul territorio? 5. Nei luoghi dove siete presenti, avete apportato cambiamenti culturali?
Al termine dell’intervista, hanno scattato anche delle foto agli spazi caratteristici del monastero: la chiesa, il coro, il parlatorio e, dal terrazzo, il panorama e il chiostro (non ne avevano mai visto uno, non ne avevano mai sentito parlare). Ci hanno salutate dicendoci che volentieri condivideranno con noi il power-point che elaboreranno. È sempre un dono incontrare dei giovani ed entrare in sintonia con il loro desiderio di conoscere e la loro impareggiabile gioia di vivere!
Spirito santo, Soffio di Dio,
sei stato effuso da Gesù sulla croce,
sei stato alitato dal Risorto sui discepoli,
sei sceso nel giorno di Pentecoste come fuoco sulla chiesa.
Spirito santo Consolatore,
per te siamo nati alla vita di figli di Dio,
tu fai di noi la dimora del Signore,
tu effondi l’amore nei nostri cuori.
Insieme, in attesa
del dono dello Spirito!
Al mese prossimo,
le tue sorelle clarisse