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DAL COLLE DI CORTONA,
UN SALUTO DI FRATERNITÀ E DI AMICIZIA!
Nell’emisfero boreale, presto sarà il solstizio d’estate.
Siamo nei giorni di massima durata della luce solare, e ce ne rallegriamo.
Ma ciascuno sa quanto sia necessaria, anche e di più, la luce vera affinché le molte zone d’ombra,
del proprio cuore e delle vicende mondiali, vengano illuminate, ricevano senso.
Raccogliamo ancora, nello scorrere dei giorni, quanto può rischiarare il cammino: gesti, parole, relazioni.
Fu poco meno di un mese fa: spento il cero pasquale la sera di Pentecoste, sappiamo che ora tocca a noi, discepoli del Signore, essere memoria vivente di Cristo risorto: «Voi siete la luce del mondo». Noi in lui.
«Alla tua luce, vediamo la luce» (Sal 36,10).
Vigilia di Pentecoste
L’ultimo sabato del Tempo Pasquale, nel pomeriggio, abbiamo accolto 21 ragazzi che la settimana successiva avrebbero celebrato il sacramento della Cresima. Accompagnati dai catechisti e da Tommaso (il nostro carissimo amico diacono, di Terontola), dopo un’attività ludica di ricerca sono giunti al monastero e, saliti al piano superiore, nella sala della foresteria hanno trovato degli oggetti. Per prepararsi a questo momento, era stato loro detto di vedere il film o leggere il libro “Il signore degli anelli”: ogni oggetto, infatti, era riferibile agli strumenti a disposizione di Frodo per affrontare il mistero del male. Presentandoli, Tommaso ha offerto una pregnante catechesi sui doni dello Spirito: la sapienza/il bastone di Gandalf, l’intelletto/la fiala di Galadriel, il consiglio/la mappa di Gran Burrone, la fortezza/la cotta di maglia metallica in Mithril, la scienza/la corda degli Elfi, la pietà/il pane di via degli Elfi, il timor di Dio/il corno d’argento di Gondor. Dopo una breve testimonianza su come Francesco d’Assisi ha affrontato il male e la sofferenza, a ciascun ragazzo è stato consegnato un sasso, simbolo del peso che ognuno porta in sé: il dolore, il peccato, e la parte “lebbrosa” di noi stessi che non sappiamo amare; l’avrebbero tenuto in mano salendo per l’erta della “Via crucis” che conduce al Santuario di S. Margherita, dove due sacerdoti erano a loro disposizione per celebrare il sacramento della riconciliazione. Alle 18.30, tornati nella nostra chiesa, abbiamo pregato insieme a loro ai Primi Vespri della Pentecoste lodando Iddio per le meraviglie da lui compiute per mezzo del suo Spirito!
In portineria
La vita in monastero è dinamica, tutt’altro che monotona, come qualcuno pensa! Ogni tre anni si cambia lavoro: chi in portineria, chi in cucina, chi in lavanderia, chi in guardaroba, chi in sacrestia… Così, poco per volta, si imparano a fare tante cose e gestire le necessità in autonomia.
La preghiera è il nostro primo impegno. I vari lavori sono tutti belli, quando si fanno per la gloria di Dio, e lavorare infonde nel cuore gioia e pace. La delicatezza, la comprensione, l’amore sono virtù necessarie per compiere ogni lavoro, ma a me sembra che siano particolarmente richieste alla portinaia. Il servizio in portineria è molto bello: si entra in contatto con tante persone, si conoscono le diverse esperienze e tutto questo arricchisce la nostra umanità. Quante persone si rivolgono a noi per chiedere di pregare per loro, per deporre il peso che hanno sul cuore, per trovare un po’ di riposo, ravvivare la speranza, riprendere bene il corso della vita! E quando vengono dei genitori con i loro bambini, che gioia sentire i piccoli parlare con spontaneità, con semplicità! Ascoltandoli, il cuore si ricolma e si comprende come il Signore ci desidera.
Il centuplo
Dio dona il centuplo? Di più!
Quanto a sorelle, avendone una sola biologica, il Signore, ha donato a me… quindicimila volte di più!
Con la stragrande maggioranza di loro non ho contatti, di alcuni monasteri non ho nemmeno conoscenza… ma con qualche sorella, per vie più o meno misteriose, la relazione c’è. È bello corrispondere con sorelle di Szécsény, Langhorne, Anápolis, Ihosy, Yarze, Ronchamp, Hollington… È bello conoscere e vedere il mondo dal loro punto di vista e ancora più bello è scoprirle veramente sorelle.
E poi può capitare, proprio come in questo periodo, che qualcuna, da qualche parte del mondo, chieda di venire qua a Cortona. Ora tocca a sr. Ancilla, arrivata dal monastero di Münster. Non avere una lingua in comune non è poca cosa (ricordo specialmente quando sr. Caritas venne tra di noi dalla Corea del sud!), ma il Vangelo e la Forma di vita ci fanno scoprire e sentire veramente sorelle!
Un regalo speciale
Frate Francesco: un corpo tra musica e parole. Questo il titolo che ha guidato l’incontro di lunedì 8 giugno nella Chiesa di S. Francesco, che ha segnato la chiusura delle celebrazioni del nostro ottavo centenario di presenza a Cortona, città che conserva la più antica raccolta di laudi a Dio, alla Vergine Maria e ai santi. Accompagnate – per la prima volta nella storia – da notazioni musicali, esse riprendevano melodie popolari profane: quella che oggi chiameremmo musica leggera. In questo contesto e pensando a Francesco d’Assisi, compositore del Cantico di frate Sole e di “parole con melodia” per Chiara e le sue sorelle, l’originale idea del nostro amico, il prof. Simone Allegria, è stata di mettere in dialogo uno storico medievista, Grado G. Merlo, grande conoscitore di Francesco, ma anche di miriadi di canzoni e cantautori dell’ultimo secolo e non solo, con il cantautore cortonese, nostro vicino di casa, Lorenzo Cherubini che con la musica e le parole ha trovato un canale di comunicazione capace di giungere a tutti, grandi e piccini. Un incontro interessante e stimolante per chi – purtroppo pochi a motivo delle indicazioni per la sicurezza – ha potuto partecipare, e di cui avremo la gioia di condividere qualche passaggio sui nostri canali social nelle prossime settimane.
Ispirati da frate Francesco
Nel tutto, ciascuno non è che un frammento: gustiamolo, il nostro frammento, e ascoltiamo le parole di poeti e cantautori, quei visionari che stimolano a ricercare le connessioni tra i frammenti della realtà e creare forme nuove.
Là dove il mondo si appiattisce, con gusti e stili di vita omologati, Francesco è una figura globale che rilancia e anima la ricerca del sentire e del volere con autenticità. Perché è un giullare, Francesco, è un poeta ed è l’uomo della letizia vera, quella che risana l’ego mortifero.
Ho ascoltato queste parole, tra le altre, mentre Lorenzo Jovanotti Cherubini e il prof. Grado Giovanni Merlo dialogavano, il pomeriggio dell’8 giugno. Le ho rimpastate un poco, a modo mio, sentendole vere e generative. Spero che siano tali anche per te che leggi!
Le parole di S. Chiara
Quando abbiamo iniziato a pensare alle iniziative per i nostri 800 anni a Cortona, avevamo deciso di trovare degli spazi per riflettere insieme sugli Scritti della madre Santa Chiara.
Il tempo di preparazione alla celebrazione del Capitolo elettivo della nostra comunità ci ha dato la possibilità di concretizzare quello che finora era rimasto solo un desiderio. Abbiamo invitato sr. Angela Emmanuela Scandella osc, una sorella del Monastero di Foligno, chiedendole condividere con noi il frutto della sua esperienza e della sua riflessione sul carisma. Riascoltare dalla sua voce come “la santa unità nell’altissima povertà è lo specifico del nostro carisma”, che siamo chiamate a vivere come sorelle in minorità, ad avere un approccio con se stessi e verso gli altri animato dalla consapevolezza della nostra piccolezza, ad allontanare dal nostro cuore ogni pensiero che ti spinge alla rivalità e al dominio, ha dato nuovo slancio al desiderio di ciascuna di noi di camminare con passo lieto alla sequela di Gesù. Riflettere sugli Scritti ci ha fatto crescere nella convinzione di come le parole di Santa Chiara siano attuali, abbiano tanto da dire ai nostri giorni.
Amicizia gratuita
È divenuta una bella consuetudine – in linguaggio religioso-conventuale si direbbe, “una sana tradizione” – l’aiuto che la squadra “medici e ingegneri” di Varese ci “dona” da qualche anno. Questa volta è toccato ai viali lastricati del nostro giardino.
I nostri cari amici, armati di zappette, spatole, piccone, ascia, idropulitrici…, ma soprattutto tanta buona volontà – in alcuni momenti sembravano riemersi dalle paludi -, hanno fatto un lavoro eccezionale. Cosa si fa per amicizia!!! Ancor più quando questa è alimentata dalla comune fede diventando amicizia gratuita, capace di creatività, per restituire agli spazi quella bellezza che è riflesso di un’altra Bellezza!
Grazie Marco, Luca, Luca, Matteo Andrea. E grazie anche a chi sarebbe venuto perché impegni di famiglia lo hanno trattenuto a casa.
Le pietre parlano
Le pietre parlano. Seduta sul muretto, davanti a loro, mi metto in ascolto… Le lastre di pietra serena dei vialetti del nostro giardino custodiscono una storia, la narrano ad ogni orecchio teso, ad ogni sguardo attento. Sono molto diverse tra loro, le pietre: ognuna ha la sua originalità, le sue dimensioni, le sue sfumature. Negli anni hanno accolto passi di ogni genere: gioiosi, leggeri e danzanti, ma anche carichi di fatiche, preoccupazioni, timori… i passi della vita! La vita delle sorelle che qui hanno vissuto, di noi che ancora oggi qui viviamo. Quanta storia è passata e continua a passare sopra a quelle pietre! E vi rimane impressa ed è portata oltre dal vento di Cortona.
Da alcuni giorni, i nostri occhi le vedono risplendere particolarmente alla luce del sole: una meraviglia nuova. Grazie alla generosità di un gruppo di amici, sono state, infatti, accuratamente ripulite dal muschio e dalle erbacce che le circondavano, dalle scorie accumulate nel tempo, dalle radici del glicine e della malva forzatamente infiltrate sotto di loro. Ora, ritrovato il loro chiarore originario, sono pronte ad accogliere e sostenere i passi delle sorelle per continuare a custodire e a narrare la nostra storia.
Un fratello dalla Siria
Martedì 9 giugno, dopo la Celebrazione Eucaristica, abbiamo salutato fr. Atef, un frate minore proveniente dalla Siria che si trova in Italia per vivere circa un anno sabbatico. In questo periodo è stato accolto dai frati minori del convento di Santa Margherita e, per alcuni giorni, è venuto anche al nostro monastero per celebrare la Messa e condividere con noi un tempo di preghiera. Fin da subito, con la sua presenza umile e discreta e la sua parola essenziale e luminosa, ci ha toccato il cuore donandoci l’esperienza di essere come dinanzi ad una pagina vivente di Vangelo. Ha condiviso con noi come il popolo siriano ancora vive in estrema povertà, ma rimane forte nella fede e nella speranza. Fr. Atef ci ha raccontato che in Siria, dopo la Celebrazione Eucaristica, con il Corpo del Signore nell’ostensorio, esce dalla chiesa invocando la benedizione e la protezione su tutti, proprio come fece anche santa Chiara quando il monastero fu accerchiato dai Saraceni. La testimonianza di fr. Atef è stata molto significativa, tanto da credere che la sua vita sia realmente sale e luce (Mt 5,13) come il Signore ci chiama ad essere. Ringraziamo il Signore per fr. Atef anche per aver rinnovato in noi l’impegno di custodire nella preghiera i pochi frati minori rimasti in Siria, gli operatori per la ricostruzione e la pace e tutti coloro che sono rimasti in quel luogo così terribilmente devastato come seme di un futuro senza guerra.
E poiché [il Signore risorto e glorioso] è splendore della gloria,
candore della luce eterna e specchio senza macchia
guarda ogni giorno questo specchio e in esso scruta continuamente il tuo volto.
Santa Chiara
Nella gratitudine di camminare insieme a ciascuno e ciascuna di voi, vi portiamo nella preghiera,
Le vostre sorelle clarisse